Zara 1851 - Roma 1914
Nato il 23 ottobre 1851 a Zara, Arturo Colautti occupò "una posizione eminente nella creazione letteraria in lingua italiana" della Dalmazia sul finire del XIX secolo.
Giornalista, poeta, drammaturgo e narratore, fu indubbiamente una delle migliori penne che abbia dato Zara. Grande patriota italiano, fu giornalista aggressivo e battagliero, fin dall'età di 17 anni, quando fondò il giornale "Il Progresso", seguito da "La Leva". Laureatosi a Vienna in storia e geografia, diresse importanti giornali dalmati e italiani. A causa di un articolo antiaustriaco apparso su "L'Avvenire" il 28 settembre 1880, Colautti venne aggredito da sette soldati e ferito. Costretto all'esilio continuò la sua missione al servizio dell'irredentismo dalmata dapprima a Napoli, infine a Milano. Fu amico di Giosuè Carducci, di Alfredo Oriani e Gabriele D'Annunzio.
Pubblicò raccolte di poesie, un poemetto in 23 canti in terza rima, racconti, romanzi e un ciclo di sessanta sonetti sulla figura di Napoleone I.
Molto di sé diede Colautti al teatro lirico e di prosa con una quindicina di testi drammatici, alcuni dei quali ridotti a libretti d'opera. Fra questi ricordiamo la Fedora" musicata da Umberto Giordano, Adriana Lecouvreur musicata da Francesco Cilea. L'atto unico "Dona Flor" (musicato da Niccolò Van Westerhout), emerge per il verso ben curato, i vivaci dialoghi, le forti scene. "Deficienze di stile ed eccessivo spirito mordace e polemico gli vietarono di attingere le vette dell'arte; ma il suo impetuoso ardore, per cui lasciò la città natale per tener desto a Napoli ed a Milano lo spirito dell'irredentismo, e le elevate qualità del suo carattere gli conferirono una personalità non confondibile e non dimenticata". Così si legge in quel "Dizionario storico della letteratura italiana" di U. Renda e P. Operti (Torino 1957) che pure riserva lo spazio soltanto ai grandi delle nostre lettere.
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